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Fame Lab Catania, vince l’astrochimico Riccardo Giovanni Urso

And the winner isRiccardo Giovanni Urso, dottorando in Astrofisica dell’università di Catania con la sua performance sull’astrochimica, in particolare sulla formazione di molecole nello spazio. Tre minuti di “comunicazione scientifica”, rigorosamente senza slide, per fare capire al pubblico come lo studio delle molecole presenti sui campioni di materia di cui sono fatte le comete possa aprire le porte alla comprensione dell’origine della vita, anche sul nostro pianeta. E’ lui, il dottor Russo, «affascinato dai risultati scientifici ottenibili dalla commistione tra biologia e astrochimica», a salire sul gradino più alto del podio nella selezione catanese di “Fame Lab”. Il talent della comunicazione scientifica nato nel 2005,  promosso su scala internazionale dal British Council e in Italia da Psiquadro, per la prima volta quest’anno è stato “adottato” anche dal Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’università di Catania in collaborazione  con INFN (Sezione di Catania), INAF (Osservatorio Astrofisico), CNR–IMMCentro CSFNSM, INFN (Laboratori Nazionali del Sud), EPS–Young Minds CataniaPiano Lauree Scientifiche (Catania) e Scuola Superiore di Catania. Uno show in due “puntate”, la mattina nell’aula magna del Dipartimento per una preselezione dei sedici candidati “comunicatori” presentatisi e poi la finale, la sera al Centro Zo,  con una formula a metà tra talent show scientifico e spettacolo, grazie agli apprezzati gli interventi del “Circo Ramingo” e del conduttore-clown Adriano Aiello.

I vincitori del Fame Lab Catania: da sinistra, Luca Vanella, Mario Urso, Riccardo Urso

Al vincitore Russo va un premio di “ben” 500 euro e un rimborso spese di 250 euro per andare a frequentare una master class di comunicazione scientifica a Perugia dal 7 al 9 aprile e poi affrontare le finali nazionali di Fame Lab (a maggio a Roma). Gli farà compagnia il secondo classificato, Luca Vanella, giovane docente di biochimica, anche lui autore di una brillante esposizione su come le molecole antiossidanti ci possono aiutare a spazzare via le “specie reattive dell’ossigeno” (Ros) che attaccano la cellule causandone danni, come nel caso dell’invecchiamento della pelle: per aiutare gli antiossidanti si consiglia attività fisica controllata e una sana alimentazione. «Oggi condividiamo qualsiasi cosa, possibile che non si riesca a condividere la scienza?», si chiede Vanella e sembra che nell’intento sia ben riuscito. Al terzo posto, che è più piazzamento di “riserva” nel caso di forfeit di quelli davanti, c’è invece Mario Urso, dottorando in Scienza dei materiali all’università di Catania: alla giuria è piaciuta la sua performance sulle nanotecnologie, un dialogo con se stesso in cui il suo alter ego sprona lo scienziato ad utilizzare nuovi nanomateriali per rilevare il glucosio nel corpo, senza essere costretti al prelievo del sangue con la siringa. Una frontiera su cui effettivamente il ricercatore sta lavorando.

I vincitori col voto del pubblico: da sinistra Urso, Strano, La Spina

Così ha deciso la giuria, un po’ x-factor, un po’ commissione di laurea: la microbiologa Stefania Stefani, il sociologo della comunicazione Davide Bennato, il docente di Storia delle scienze e delle tecniche Luigi Ingaliso e il fisico della materia nonché presidente della Scuola superiore di Catania Francesco Priolo, tenendo ben presenti i contenuti scientifici di ogni esibizione, hanno scelto tra gli otto finalisti della serata: oltre ai tre sul podio hanno dato prova di comunicatori scientifici anche il dottorando Roberto Fiorenza sul tema della catalisi, l’assegnista di ricerca Maria Josè Faro sulla “meraviglia di un frattale”, la ricercatrice Giovanna Pellegrino sulle proprietà chimico-fisiche dei materiali, la borsista di ricerca Vicky Strano sulle nanostrutture, lo studente di biologia molecolare Enrico La Spina.

E qui  cade “l’inghippo” da talent show. Perché l’impeccabile organizzatore, il professore Salvo Mirabella, ha coinvolto il pubblico facendolo votare come si addice a un vero talent. E il “voto popolare” ha decretato un’altra classifica: al pubblico è piaciuto più di tutti proprio Enrico La Spina, lo studente che ha indossato la maschera da pseudo Pulcinella e con accento british «perché il linguaggio della ricerca è l’inglese» e con un testo in rima ci ha spiegato come l’Armadillo officinalis possa essere un toccasana nella ricerca di cure antitumorali. «Ho messo la maschera perché provo a unire le mie grandi passioni, la biologia e la commedia dell’arte», dice il ragazzo, nel post show immediatamente “ingaggiato” dal media d’ateneo Zammù Tv. Il pubblico, nella “sua” classifica, ha messo al secondo posto Vicky Strano e al terzo il vincitore designato dalla giuria. Al quale è andato anche il premio speciale per la Fisica Carla Di Stefano, deciso in mattinata da un’altra giuria (Paolo Castorina del CSFNSM, Antonino La Magna del CNR-IMM e Carla Distefano dell’INFN-LNS). Insomma, il talent è talent, ma quel che è sicuro è che scienza e spettacolo possono andare a braccetto e che la scienza “deve” essere comunicata al grande pubblico. Ci vogliono scienziati che siano bravi comunicatori o bravi comunicatori che ne capiscano di scienza? Probabilmente entrambi. Per adesso non ci resta che fare il tifo per i giovani scienziati catanesi che andranno alla finale nazionale per affrontare i diciotto provenienti dalle altre nove sedi italiane del Fame Lab 2017. Da Roma, solo uno  arriverà all’ultima tappa, la finalissima internazionale di giugno in Gran Bretagna, durante il Cheltenham Science Festival.